Riassicurazione
Famiglia di Prodotto
Famiglia di Prodotto
Sinistri
Risk Consulting
Risorse e Strumenti
A proposito di AXA XL
A proposito di AXA XL
Comunicati Stampa
Contattaci

Poter ammirare un’opera d’arte dal vivo è un'esperienza insostituibile.

Fin da piccola la mia famiglia mi ha sempre portato a visitare i musei, prima nella mia città natale, Firenze, e poi nel resto del mondo. L’emozione di vedere da vicino importanti opere d’arte, indagandone con lo sguardo lo spessore della pennellata, la vivacità del colore e poter direttamente confrontarne la bellezza con altre esposte nella stessa sala lo definirei un privilegio, ed il lockdown non ha mutato questa mia sensazione. I tour virtuali possono sicuramente essere un valido supporto alla preparazione di una visita in loco, un modo di organizzare il percorso da punti di vista diversi, ma l’opera d’arte richiede empatia, confidenza, vicinanza e queste emozioni le può trasmettere solo de visu.

La mia esperienza non è un caso unico: chiunque fruisca abitualmente dell’arte dal vivo, che sia in un museo, in una galleria o a una fiera, può riferire la stessa impressione. Purtroppo, durante l’attuale pandemia le visite online sono state l’unica possibilità di esplorare le collezioni dei musei. Ma sebbene molte istituzioni abbiano fatto un lavoro straordinario nel creare gallerie virtuali delle proprie raccolte, vederle sullo schermo non è stato certo come indugiare di fronte ai grandi capolavori per assaporare le molteplici emozioni che essi evocano.

Numerose difficoltà

Quando la vita pubblica è stata interrotta bruscamente dal COVID-19, i problemi più urgenti che le direzioni dei musei hanno dovuto affrontare riguardavano la salute e la sicurezza dei dipendenti, la solidità finanziaria e la continuità operativa, nonché la salvaguardia delle opere d'arte e dei reperti. (Abbiamo già parlato di questa sfida a fine aprile nel nostro articolo Proteggere la collezione quando il museo o la galleria sono chiusi).

Adesso, la vita fuori dalle pareti domestiche sta gradualmente ricominciando, anche se tempistiche, velocità e criteri variano da Paese a Paese e persino da regione a regione. E osservando i primi Paesi e le prime città riemergere dal lockdown, sembra che chiudere le porte sia stato più facile che riaprirle. Per offrire al pubblico un’esperienza gratificante, tutelando al tempo stesso la salute e la sicurezza di staff e visitatori, non basta far tornare i dipendenti al lavoro e riaprire i musei.

Innanzitutto, per poter riaprire i musei occorre sanificare i locali e continuare a farlo quotidianamente anche in futuro. Bisogna tuttavia prestare particolare attenzione, perché un’esposizione prolungata e a lungo termine a disinfettanti commerciali a base di ipoclorito di sodio o altri agenti ossidanti potrebbe danneggiare le opere d'arte. I disinfettanti ecologici a base di oli essenziali antibatterici potrebbero essere un'alternativa meno rischiosa.

Oltre a mettere a disposizione igienizzanti per le mani in tutti i locali, la direzione del museo deve anche adottare misure atte a garantire il distanziamento sociale. La maggior parte dei musei dovrà limitare il numero di persone presenti all'interno degli edifici, magari chiedendo ai visitatori di prenotarsi per una determinata fascia oraria. E potrebbe essere necessario impiegare personale per controllare il numero di persone nelle gallerie più piccole.

In un contesto museale, gli ormai onnipresenti strumenti di ingegneria sociale volti a promuovere il distanziamento, come i cartelli e la segnaletica a pavimento, pongono una sfida in termini di design, dal momento che occorre trovare un equilibrio tra estetica e sicurezza. È possibile, cioè, installare la segnaletica in modo che sia discreta e coerente con l'atmosfera generale del museo, ma al tempo stesso efficace nel far rispettare le distanze?

In Italia molti musei e mostre stanno riaprendo dotandosi di rigide regole, sia di protocolli per la sanificazione, sia di regolamenti per il rispetto del distanziamento sociale. Queste attività ci richiamano alla necessità di attuare dei piani di emergenza e sicurezza, dove le calamità da gestire non sono soltanto eventi come il terremoto o l’alluvione, ma anche pandemie. L’importante è redigere delle linee guida comuni in modo da ottenere un protocollo condiviso, che tenga conto delle diverse realtà collezionistiche: il museo statale, il piccolo museo comunale, la sede temporanea per mostre etc. Questa emergenza deve diventare un’opportunità di miglioramento e di analisi della gestione dei rischi e delle attività di mitigazione.

Per offrire alle istituzioni un quadro di riferimento entro cui operare, la Direzione Generale Musei del Ministero per i Beni Culturali italiano ha inaugurato una pagina web dedicata all'emergenza. Al momento, oltre alle “Linee guida per la riapertura dei musei e dei luoghi della cultura statali” sono state pubblicate anche le "Indicazioni del Comitato tecnico scientifico per la riapertura dei musei e degli altri luoghi della cultura".

Alcune regole valgono per tutte le realtà:

  • la predisposizione di un’adeguata cartellonistica
  • l’utilizzo di mascherine sia per i dipendenti che per i visitatori
  • la predisporre dei presidi per l’igienizzazione e rilevazione della temperatura corporea
  • la realizzazione dei percorsi a senso unico
  • la definizione di uno specifico piano per l’ingresso dei visitatori

La riapertura non comprende soltanto la gestione dei flussi di visitatori attraverso le sale espositive, ma anche la possibilità di interagire con supporti alla visita, come audioguide o touch screen.  In questo caso viene incentivato il più possibile l’uso di dispositivi personali come cellulari o tablet.  Più complessa la gestione di dispositivi di interazione per non vedenti.

Le stesse problematiche valgono anche per i servizi di Bookshop o bar interni ai musei, dove le limitazioni imposte dal post Covid, mettono a dura prova la sopravvivenza economica di questi luoghi.

Non cadiamo però nell’errore di credere che gli spazi dedicati all’arte pongano maggiori problematiche, , l'organizzazione e gli spazi fisici di molti musei sono già pensati per il distanziamento sociale. Una recente ricerca dimostra che chi visita un museo interagisce con meno persone e ha meno probabilità di toccare superfici condivise rispetto a chi visita altri luoghi pubblici quali ristoranti, centri commerciali, palestre, parchi divertimenti e così via.

Attrarre e coinvolgere i visitatori

Sebbene ciascun museo abbia una situazione economica e fonti di finanziamento diverse, tutti prevedono una netta diminuzione delle entrate per un periodo di tempo indeterminato. Un immediato ritorno dei turisti è improbabile, e nel prossimo futuro le mostre speciali, gli eventi per i soci, gli eventi di raccolta fondi e attività simili potrebbero essere ridotti, se non addirittura sospesi. Inoltre, a causa delle straordinarie pressioni finanziare che i governi devono sostenere a ogni livello, le sovvenzioni pubbliche su cui molti musei fanno affidamento per coprire parte delle spese potrebbero iniziare a esaurirsi.

In questo nuovo scenario, come faranno i musei a tornare ad attrarre ed a coinvolgere il pubblico? Ci sarà chi metterà in pratica le lezioni imparate durante il lockdown, continuando a inventare modalità digitali creative e innovative.  Gli Uffizi durante la chiusura hanno raccolto 3,8 milioni di utenti che hanno partecipato alle visite virtuali, su Instagram il museo fiorentino vanta il primato di follower in Italia che si attestano a 488 mila. La visita guidata del direttore museale, l’apertura straordinaria via web a depositi normalmente non visitabili, approfondimenti raccontati da importanti storici dell’arte, sarebbero impensabili da svolgere di persona, ma il web rende queste esperienze culturali possibili per tanti, per tutti!

La componente virtuale diventa fondamentale, per raggiungere nuove fasce di utenti, per fare didattica permanente, per diversificare sempre di più l’offerta di contenuti culturali.

E se le nuove strategie digital sono importanti per un grande musea, pensiamo ad una piccola raccolta, alla visibilità che un contenuto digitala e una buona comunicazione sui social potrebbe portarle in termini di visite.

Si solleva inoltre un interrogativo interessante: non è che l'assenza dei visitatori da altre città sarà in parte compensata da un aumento dei visitatori locali, in cerca di alternative agli eventi sportivi, concerti, festival e attività simili che invece rimangono sospesi? E non è che tra di loro ci saranno persone che normalmente non visitano i musei? Oggi, non vedono l'ora di avere questi luoghi tutti per sé.

Ovviamente, solo il tempo potrà dire se le cose stanno così. In ogni caso, questo periodo potrebbe dare ai musei l'opportunità di attrarre nuovo pubblico e di rafforzare al tempo stesso i legami con le comunità locali.

Un’oasi accogliente

Nel nostro precedente articolo abbiamo osservato che “il conforto, l’ispirazione e la speranza che ciascuno di noi trae individualmente e intimamente dall'arte sono oggi forse più importanti che mai".

Tutto questo è ancora vero. Come un’oasi in mezzo al deserto, i musei offrono una tregua dai problemi di ogni giorno, oltre che “conforto, ispirazione e speranza”. Inoltre, mentre di solito visitiamo i musei con familiari e amici, questa esperienza è ora “intima e individuale”.

Di qui un'ultima domanda: i musei inizieranno forse ad adottare un approccio di "ritorno alle origini", con una rinnovata attenzione alla semplice interazione tra opera d'arte e fruitore? Da anni, ormai, i musei dedicano cospicue risorse ad attrarre visitatori attraverso percorsi che per qualche tempo potrebbero non essere praticabili, come gli eventi su larga scala e le attività interattive o multisensoriali. Mentre prima tali spinte innovative erano efficaci nell'attirare e fidelizzare il pubblico, ora potrebbe bastare qualcosa di più elementare: la sicurezza, la semplicità e il piacere di indugiare davanti ai grandi capolavori.

Molte delle sfide che le direzioni dei musei devono affrontare riguardano in definitiva considerazioni economiche e curatoriali che esulano dalla sfera di competenza dei nostri esperti d'arte e consulenti del rischio. Tuttavia, AXA XL può fornire guida e supporto nella valutazione delle pratiche di sicurezza e igiene di un museo, così come dei suoi sistemi e misure di sicurezza. Siamo consapevoli che garantire la sicurezza del personale, dei visitatori e della raccolta di opere o reperti è di fondamentale importanza, e siamo qui per aiutare i musei a raggiungere questo obiettivo primario.

  • Circa l'autore
  • Jennifer Schipf, Global Practice Leader, Fine Art Insurance, e Cristina Resti Art Expert & Claims Loss Adjuster
Il tuo nome
Il tuo cognome
Seleziona il tuo paese
Indirizzo email
Invalid Captcha
 
More Articles